Avellino, la storia contemporanea

Esperienze e sentieri

La storia contemporanea di Avellino ebbe inizio con il regime napoleonico. Per la città, fu un periodo di innovazioni, soprattutto sotto l’aspetto socio-economico e culturale, prima ancora che politico.

La nuova organizzazione amministrativa consentì ad Avellino di assumere i connotati di una vera e propria città moderna, caratterizzata da una struttura sociale basata su una serie di riforme e su una cultura certamente più aperta e meno provinciale rispetto al passato.

Tra il 1807 ed il 1809, vennero soppressi gli antichi monasteri da secoli presenti nel centro cittadino o nelle immediate vicinanze. Tale evento consentì di utilizzare gli edifici liberi per collocarvi uffici ed enti di nuova istituzione.

L’effetto più evidente fu la creazione di un apparato burocratico tale da produrre uno sviluppo del terziario ed un rinnovamento edilizio, con conseguente valorizzazione urbanistica.

Nel 1810, furono abbattute le porte monumentali della città dei Caracciolo. Successivamente, fu avviata la costruzione della nuova strada dei Due Principati e l’edificazione del ponte della Ferriera, portata a termine nel 1820.

Furono poi costruiti altri ponti su importanti vie di collegamento, mentre si risistemavano anche le reti viarie, urbana ed extraurbana. Il viale dei Pioppi, ormai urbanizzato, assume in questo periodo i connotati di quello che sarà poi il corso principale della città.

Nel 1810, sul modello delle “Chambres de Commerce” francesi, fu istituita la Società di Agricoltura di Principato Ultra che, nel 1812, prese il nome di Regia Società Economica per l’agricoltura, la pastorizia, le arti, il commercio e le manifatture.

Sotto la guida di Federico Cassitto, la Società Economica promosse interessanti iniziative volte alla conservazione delle tradizionali attività agricolo-artigianali, nonché alla sperimentazione di nuove tecniche di produzione, persino la coltivazione dei gelsi e l’allevamento dei bachi da seta. Nonostante la costante partecipazione a mostre ed esposizioni nazionali ed internazionali, nonché numerosi studi promossi su temi specifici con il contributo di autorevoli esperti, l’economia cittadina si avviava verso un lento ma inarrestabile declino intorno alla metà del secolo.

L’Unità d’Italia segnò per la città l’inizio di una decadenza economica rilevante, alla quale non fu estranea la costruzione della linea ferroviaria Napoli-Benevento-Foggia, che ne determinò l’isolamento rispetto alle grandi vie di traffico commerciale.

Nel 1863, il re Vittorio Emanuele visitava la città e, tramite referendum, la strada dei Pioppi cambiò la denominazione in suo onore. Nel 1871, su disegno dell’architetto Achille Denti, fu costruito un elegante edificio con portici all’imbocco di via Due Principati, di fianco al Teatro. Fu adibito a mercato coperto per prodotti alimentari, trasformato poi in sede dell’Ufficio delle Poste e Telecomunicazioni (1884).

Il 27 ottobre 1879, fu la volta della Regia Scuola di Enologia e Viticoltura, poi intitolata a Francesco De Sanctis. Fu collocata prima nel convento degli Agostiniani e poi trasferita sulla collina dei Cappuccini in un nuovo edificio, il cui progetto era stato affidato agli ingegneri Achille e Ottavio Rossi nel 1882.

Il 5 febbraio 1888, ci fu la grande festa per l’inaugurazione della prima illuminazione elettrica nel “Largo dei Tribunali”, dove era stato installato, proprio al centro, un lampione su di una pedana. Nel 1891, la Camera di Commercio trovò sistemazione nei locali del Palazzo De Conciliis al vicolo Sette Dolori, accanto al Duomo. Successivamente, vi subentrerà dapprima la Scuola d’Arte e poi, per un periodo, il Conservatorio di Musica Cimarosa.

Nel 1926, alla morte della regina Margherita di Savoia, la città le dedicò il viale alberato che inizia all’altezza dell’imbocco di via De Concilij, da Corso Vittorio Emanuele. Inoltre, in sua memoria, vi era anche l’edificio delle scuole elementari, più noto agli avellinesi come il “Palazzotto”.

L’Amministrazione del Sindaco Tarantino, operante dal 1924 al 1927, curò soprattutto la sistemazione dell’assetto viario urbano e quello di collegamento con la provincia.

A cavallo tra le due guerre, la popolazione avellinese subì ingenti perdite, sia militari che civili. Anche dal punto di vista economico e architettonico la città uscì distrutta.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio Avellino fu interessata dal violento bombardamento aereo del 14 settembre 1943 che provocò circa tremila morti.

Per il grave tributo di sangue pagato, con Decreto del Presidente della Repubblica dell’8 luglio 1959, alla città di Avellino fu conferita la medaglia d’oro al Valor Civile.

Terminata la guerra, i decenni successivi furono caratterizzati da una notevole espansione urbanistica che portò, tra l’altro, alla creazione dei popolosi quartieri di Rione Mazzini, Rione S. Tommaso e Rione Parco.

Gli anni ’80, invece, iniziarono con il violento terremoto che scosse e sconvolse Avellino, l’Irpinia e una vasta area del Meridione. Per ciò che riguarda la sola città di Avellino, in quel tragico 23 novembre 1980, il centro storico andò interamente distrutto.

Negli anni successivi, l’Amministrazione Comunale varò una serie di provvedimenti per favorire una rapida ricostruzione della città, tra i quali si segnalano i Piani di Recupero. Nell’ambito di questo efficiente progetto, fu armonizzato l’assetto urbanistico, con particolare riguardo al centro storico e al Corso Vittorio Emanuele.

In uno di essi, si rispettò l’antico impianto urbanistico e i progetti di importanti strutture pubbliche, quali il centro commerciale di via Ferriera (più noto agli avellinesi come “il Mercatone”), il Palazzo di Città in Piazza del Popolo, il Teatro Comunale “Carlo Gesualdo” e il Conservatorio di Musica “Domenico Cimarosa” in Piazza Castello.

Accanto a queste iniziative, bisogna ricordare il recupero della zona di S. Antonio Abate che comprende le aree di Rampa Macello e delle Fornelle. Per quanto riguarda il corso Vittorio Emanuele, numerosi nuovi fabbricati cambiarono l’aspetto urbanistico, dando alla città il volto attuale.

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