Il Palio della Botte: una tradizione storica di Avellino

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Tra gli appuntamenti più famosi e sentiti dagli avellinesi, senza dubbio, è da menzionare il tradizionale Palio della Botte.

Si tratta di una competizione di stampo medievale durante la quale le Contrade cittadine si sfidano in una prova di forza, velocità ed abilità davvero singolare: spingere una botte di circa 2 quintali. In questa occasione, il centro storico di Avellino si trasforma in uno scenario suggestivo per ospitare un rituale che va avanti da secoli. La gara consiste nel far rotolare la botte, spingendola e colpendola con un ferro ricurvo, lungo Corso Umberto I.  Dov’è la difficoltà? Percorrere 600 metri in salita, dal Casino del Principe alla Fontana di Bellerofonte nel minor tempo possibile. Originariamente, il percorso prevedeva la partenza dalla Chiesa di Monserrato, anch’essa lungo Corso Umberto I, per terminare nel punto di arrivo odierno.

Le 7 Contrade cittadine

Sette sono le squadre, o meglio le Contrade, che si battono per aggiudicarsi il Palio:

  • Bellezze (Bellizzi Irpino), contrassegnata dal colore rosa. Prende il nome dalla frazione di Bellizzi che vanta un passato e una tradizione secolare di cui gli abitanti vanno fieri.
  • Parco del Principe (Rione Parco, Contrada Archi, Tuoro Cappuccini), contrassegnata dal colore verde. Si tratta dell’antica contrada del feudo dei principi Caracciolo. Caratterizzata dall’abbondante presenza di acqua e verde, era il luogo di caccia e ozio dei nobili.
  • Porta Beneventana (Rione Aversa, Valle, Contrada Baccanico), contrassegnata dal colore rosso. Come è facile intuire, la contrada si fregia del nome della porta da cui partiva la strada che portava a Benevento.
  • Porta Napoli (Corso Vittorio Emanuele, Viale Italia, Contrada Bagnoli), contrassegnata dal colore blu. Deve il nome a uno degli accessi alla città, uno degli ultimi a resistere insieme a Porta Puglia.
  • Porta Puglia (via Francesco Tedesco, Borgo Ferrovia), contrassegnata dal colore giallo. Rione che vanta una storia densa e fitta di venti. Deve il nome all’antica porta che conduceva alla feconda Puglia, famosa per il grano e i cereali, nonché altre primizie della terra. È la contrada che, durante il Palio, gioca in casa.
  • Terra (Duomo, Via Nappi, Piazza Libertà), contrassegnata dal colore marrone. Il Rione Terra costituisce il centro cittadino, il nucleo storico di Avellino.
  • Tuoppolo (Rione San Tommaso e Rione Mazzini), contrassegnata dal colore bianco. Il nome Tuoppolo deriva dal nome con cui viene designata la collina vicina dove, secondo la leggenda, venne miracolosamente ritrovata l’effigie della Madonna.  

Lo svolgimento del Palio

 
Autore: Fire90 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=34715939

Anticamente, sembra che il Palio si svolgesse saltuariamente, mentre attualmente si svolge ogni anno in più giorni. Il 12 agosto, tuttavia, resta la data fissa in cui si tiene la fase clou e conclusiva dell’evento. Il centro storico di Avellino assume i connotati di un antico quartiere medievale. È uno spettacolo a cui assiste una gran folla proveniente da ogni angolo della città e dai tanti comuni della provincia.

L’11 agosto, a partire dall’anno 2003, viene celebrato anche il Palio dei Bambini che vede i più piccini sfidarsi per aggiudicarsi uno dei due posti nella finale del giorno successivo. La competizione junior non è meno faticosa né meno impegnativa di quella senior dal punto di vista dello sforzo fisico. La trovata di avvicinare i bambini al Palio è il metodo migliore per consolidare e radicare una tradizione secolare da tramandare anche alle giovani generazioni che si impegneranno a mantenerla viva per il futuro.

Lungo le vie del centro cittadino, il 12 agosto, la manifestazione si apre con la sfilata della Corte, i cui personaggi sono meticolosamente vestiti con sfarzosi costumi d’epoca in un corteo dove presenziano il principe Caracciolo e la famiglia. Oltre alla famiglia reale, sfila anche Carro con il Tesoro. Quest’ultimo è una rievocazione dell’antico Monte di Pietà che dava la dote alle ragazze delle famiglie più povere che ne erano prive. Il Corteo, dunque, si dirige verso il Duomo dove fa tappa per omaggiare la Madonna Assunta con una corona di fiori. Al termine della sfilata, la Corte e le Contrade prendono posto davanti alla Chiesa di Costantinopoli dove il principe legge il bando per annunciare l’inizio vero e proprio del Palio. In un primo momento, si svolge la finale del Palio dei Bambini che hanno disputato la fase eliminatoria il giorno prima. Successivamente, è il turno degli adulti che devono riuscire nell’ardua impresa di far rotolare le botti in salita e raggiungere, nel minor tempo possibile, la Fontana di Bellerofonte (più comunemente nota come Fontana dei Tre Cannuóli).

Origini della manifestazione

Corso Umberto – Autore: Fire90 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17085558

Questa tradizione storica rievoca un’usanza che ha origine verso la seconda metà del XVI secolo, quando tinai e bottai gareggiavano tra loro lungo Via delle Puglie. Essi facevano rotolare pesanti botti di legno in salita per dimostrare a tutti la solidità e la perfezione dei loro manufatti. La manifestazione celebra due eventi: l’arrivo dei Caracciolo, principi di Avellino, e il ritrovamento miracoloso dell’affresco della Madonna di Costantinopoli (in contrada Tuoppolo) che richiama ancora oggi numerosi fedeli.

La sfilata della Corte avviene in un’atmosfera fascinosa che vede la presenza di figuranti in costumi d’epoca, i rappresentanti delle sette contrade (che coincidono con le sette circoscrizioni amministrative della città), la carrozza che accompagna il principe e la sua famiglia, il Carro con il Tesoro, gli sbandieratori, gli arcieri e i suonatori di tamburi. Minuziose e accurate ricerche storiche hanno consentito a rinomate sartorie toscane di riprodurre i costumi con dovizia di particolari. Analogamente, anche i carri sono stati ricreati in maniera magistrale su modelli originali dell’epoca. Tutta l’organizzazione e l’intero staff del Palio costituiscono una macchina perfetta che permette la riuscita di un evento grandioso, tanto suggestivo quanto sentito.

Ed è proprio il dominio dei Caracciolo che viene rievocato in occasione del Palio della Botte.  Si celebrano, infatti, due secoli e mezzo di governo illuminato che, per Avellino, significò uno sviluppo senza precedenti sotto ogni punto di vista. Il Palio trae origine, come si diceva poc’anzi, proprio dai mastri bottai i quali, ad Avellino, sono degli autentici “artisti delle doghe” che portano avanti con orgoglio una tradizione antica. L’evento risveglia negli avellinesi non solo il senso di appartenenza al proprio rione o alla propria contrada, bensì ad una collettività cittadina più ampia fatta di valori comuni. 

Evocazione storica ed esempio di solidarietà

Il Palio della Botte, oltre a rappresentare una manifestazione di natura storica, è un grande simbolo di solidarietà. Il popolo avellinese non perde occasione per dimostrare la propria generosità ed un cuore capace di accogliere chiunque ne abbia bisogno. Una vera e propria gara di altruismo che ha luogo grazie alle magnanime offerte e donazioni delle Contrade. Il Tesoro viene collocato in un forziere posto in una sorta di gabbia di ferro allestita sul carro che sfila per la città. La gabbia rappresenta, in un certo senso, una riproduzione del “caveau” del Monte di Pietà, ovvero il primo istituto di credito ad Avellino, creato nel 1583 per porre fine al fenomeno dell’usura e portare aiuto ai più indigenti. Esso era anche Monte di “maritaggio”: infatti, un tempo, il Conte di Pietà raccoglieva donazioni per dare una dote anche alle fanciulle povere che non potevano permettersela. Analogamente, oggi, è l’organizzazione del Palio che raccoglie le offerte da destinare in beneficienza. La solidarietà senza tempo e intramontabile di una città che rinnova, ancora oggi, il proprio impegno verso chi è meno fortunato.

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