Dogana (Piazza Giovanni Amendola)

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Fin dal medioevo, è documentata l’esistenza di un’importante Dogana ad Avellino. Essa rivestiva un ruolo fondamentale nell’economia cittadina, sia per il consistente volume di merci che vi transitava che per il numero ragguardevole di persone che vi lavoravano.

L’edificio, come del resto l’intera città, trasferito nel XVII secolo tra i beni della famiglia dei Principi Caracciolo, fu restaurato ed abbellito sotto la direzione di uno dei maggiori architetti e scultori del barocco italiano, il bergamasco Cosimo Fanzago. Nell’ambito del suo intervento, egli dedicò attenzione soprattutto alla facciata che concepì come una quinta scenografica. Proprio per questa ragione, progettò nicchie e lunette nelle quali inserì statue classiche marmoree, oltre ad una statua del principe Marino I Caracciolo, capostipite dell’illustre casata napoletana.

Nel corso del XIX secolo, l’abolizione del sistema feudale (1806) e la decisione di trasferire altrove l’attività della Dogana segnarono l’inevitabile declino della struttura. Acquistato da privati agli inizi del XX secolo, lo stabile fu adibito a sala cinematografica fino al 1993, anno questo in cui un incendio ne distrusse gran parte.

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